F 1 Garage 

I VOLANTI FORMULA 1 E LA LORO EVOLUZIONE

VOLANTI E FORMULA 1: EVOLUZIONE DELLA SPECIE.

Fu proprio il giovane Ayrton Senna che attraverso la forma del volante stretto tra le mani, si accorse di aver afferrato le chiavi del paradiso, strumento di controllo del mezzo ma non certo del proprio destino, pennello di un artista che disegna linee precise su una tela tutta da dipingere, sbattuto con violenza dopo un errore fatale o riposto con gratitudine dopo una vittoria.

Se negli anni la Formula 1 ha avuto un’evoluzione iperbolica, anche quella dei suoi volanti ha seguito le esigenze dei piloti, dell’evoluzione dell’aerodinamica delle monoposto, della tecnologia e dei nuovi regolamenti.

Dai primissimi in legno e metallo dI notevoli dimensioni ai più sofisticati dei giorni odierni capaci di interagire con auto, pilota e team.  La corona ad esempio da un semplice anello circolare in legno è stata migliorata con l’introduzione della pelle prima e dell’alcantara poi, infine la gomma per aumentarne la presa.

Se osserviamo l’evoluzione dei volanti nel tempo vedremo la loro riduzione di diametro per favorire la loro collocazione all’interno di abitacoli sempre più angusti, fino ad assumere una forma quasi rettangolare per ottimizzare lo spazio per le gambe e le mani del pilota.

L’introduzione poi di semplici interruttori permise di tagliare rapidamente l’energia elettrica al motore, pulsanti “radio” per consentire al pilota di comunicare con i box, tasti di controllo della potenza da gestire durante la gara. Il volante da fisso diventa removibile tramite uno sgancio rapido che permette di toglierlo prima di entrare o uscire dall’auto.

La vera rivoluzione però avviene dagli anni ’90 con un fiorire di tasti e di leve che permettono di cambiare marcia oltre che fungere da frizione per la partenza.

Ricordiamo il camera car di Ayrton Senna durante il Gran Premio di Montecarlo con migliaia di cambiate staccando ogni volta la mano destra dalla guida, con l’introduzione delle leve al volante non solo si evita di lasciare la presa, ma si migliorano anche le prestazioni dal passaggio da una marcia all’altra con conseguente miglioramento dei tempi sul giro.

La comparsa dei display negli anni 2000 trasformano i volanti in veri e propri computer capaci di comunicare informazioni utili anche su temperature e stato generale del mezzo, completano il pacchetto delle sofisticazioni manettini di regolazione, led di indicazione giri e controlli del DRS (il Drag Reduction System riduce la resistenza aerodinamica per favorire i sorpassi) esasperandolo a tal punto che il volante della Benetton F1 del 1995 di Michael Schumacher con l’orologio Casio montato al centro fa davvero tenerezza. Semplice o complicato, analogico o tecnologico, il volante ha sempre accompagnato i piloti nelle gare automobilistiche di tutti i tempi in un rapporto strettamente confidenziale diviso tra volontà umana e meccanica da domare.

Vittorie, sconfitte, errori umani, cedimenti meccanici, gioie e delusioni, sudore e lacrime, un pilota attraverso il suo volante diventa anche campione, mito o leggenda. Se vi capiterà di stringere un volante da corsa tra le mani fermatevi un istante a percepire le sue vibrazioni, leggete la sua storia, ascoltate la sua poesia.

PILOTI E VOLANTI DELLA FORMULA UNO

ELIO DE ANGELIS E IL SUO MOMO LOTUS.

Se stringi tra le mani questo volante puoi sentire ancora gli scossoni dell’otto cilindri Cosworth che spinge in avanti la Lotus 81. Quest’auto spancia spesso contro l’asfalto complice l’effetto suolo generato dall’incredibile deportanza aerodinamica, siamo nel 1980 e il giovane Elio De Angelis cerca di mettere d’accordo una macchina da corsa difficile da guidare interpretando la pista del circuito del Brasile. Quel giorno riesce ad ottenere un ottimo piazzamento in una stagione caratterizzata da numerosi ritiri. Romano classe ’58, dopo gli esordi nei kart si mette in luce alla fine degli anni ’70 nelle Formula 3; notato da Enzo Ferrari prima e da Gian Carlo Minardi poi, sbarca finalmente in Formula 1. Dopo quattro Gran Premi in Shadow viene chiamato da Colin Chapman che, pagata la salatissima clausola di recesso, lo fa correre in Lotus senza stipendio.  Immaginatelo tagliare il traguardo al secondo posto dietro a Renè Arnoux tra gli applausi del pubblico di Interlagos. Il suo mezzo viene abbandonato senza benzina dopo l’arrivo e lui è costretto a chiedere un passaggio a Riccardo Patrese per rientrare: davvero altri tempi! Quale felicità immensa può aver provato questo ragazzo italiano premiato come il più giovane pilota a podio per una gara irridata, record detenuto sino ad allora da Bruce McLaren. Colin Chapman esulta per questo giovane talentuoso, ci piace ricordarlo così con il sorriso e le sue mani da pianista strette intorno alla corona del suo meritato volante.

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