MICHAEL SCHUMACHER PRIVATE COLLECTION EXPERIENCE. Autoavio.eu © by Fabrizio Pagotto & Umberto Buoro

Siamo in viaggio da circa venti minuti in questa trasferta notturna che ci porterà a Colonia, abbiamo sorvolato da poco le confortanti luci della laguna di Venezia e ci stiamo avvicinando alle Alpi. E’ una notte splendida per volare, cielo stellato, poche nubi, luna enorme. Consapevoli dell’esperienza che ci aspetta, siamo avvolti da un silenzio meditativo, momento perfetto per riaprire il taccuino dei ricordi. Era il 1991 e un giovane tedesco ai molti sconosciuto, metteva piede per la prima volta in una monoposto di Formula 1, era un certo Michael Schumacher chiamato da Eddie Jordan per un test su pista, forse nessuno ancora lo sapeva ma era l’inizio di una nuova era!

Fu chiaro fin da subito che questo ragazzo dal fisico atletico avrebbe dato del filo da torcere, era la nuova generazione che scalfisce, disturba, disorienta la casta inarrivabile degli intoccabili: Senna, Prost, Mansell… Coloro i quali lo avevano accompagnato come idoli per tutta l’infanzia, vengono riscoperti in pista come avversari senza scrupoli che dall’alto della loro insindacabile posizione sembrano dire “Noi siamo NOI e tu non sei NESSUNO!”. Riapro gli occhi, dall’oblò la vista è decisamente cambiata, grigio urbano, a tratti nubi fitte, fa freddo, atterriamo. La sensazione è come quella prima di un gran premio, punte di adrenalina misto panico, la nostra “mecca” è vicina e si sente! Il tragitto notturno in taxi verso l’albergo è monotono, la stanchezza si fa sentire, è praticamente già mattina e poche sono le ore che ci dividono dalla Private Collection di Schumy. Ricordo di un filmato che ritraeva Montezemolo passeggiare tra le monoposto in esposizione con Corinna (moglie di Schumy) che faceva da guida, inevitabile pensare a Michael e la sua condizione attuale.

Il taxi entra in una zona industriale e si immette in una via che porta da un grosso concessionario di auto sportive, una bella vista davvero. Fine della corsa, con i bagagli a terra il meraviglioso hotel V8 (il nome è tutto un programma!) sta di fronte a noi, lateralmente un parco aperto enorme, è un ex aeroporto dismesso e riqualificato a zona verde, il museo si trova proprio all’interno del concessionario. La palazzina di vetro è a settori mobili, ogni auto si trova in una cella e si muove in alto e in basso come in un enorme espositore dinamico, impossibile non notare tra tutte una Formula 1 BAR Honda e una Benetton B195. La notte è un lampo di sonno misto a immagini di pit stop, vittorie, podi e trofei a coppa elevati al cielo traboccanti di champagne. All’improvviso una luce accecante: è già l’alba!

Per accedere alla collezione si entra nello show room del concessionario, una lunga scala di gradini metallici porta ad un piano rialzato, l’esposizione è disposta in un percorso lineare, auto al centro e memorabilia ai lati. Appesi al muro ci sono i Toni Kart motorizzati Vortex 100 cc degli esordi. Splendide le Benetton dai colori sgargianti fanno bella mostra in una sorta di parabolica che fa da sfondo alla verdissima Jordan 191, evocano gli anni di Briatore, le dure squalifiche ma anche la conquista di due incredibili mondiali. E poi le Ferrari che inevitabilmente mi riportano indietro fino a quella scelta azzardata dell’avvocato Agnelli saggiamente consigliata dall’intuito infallibile di Luca Cordero di Montezemolo, e poi la bravura di Jean Todt, le strategie di Ross Bown, l’esperienza di Rory Byrne, uomini che a fianco di Michael determinarono un periodo ricco di vittorie e soddisfazioni. Ci fermiamo davanti all’icona Ferrari F1 2000 che rappresenta uno tra i più bei momenti della carriera di Schumy e la fine di un digiuno di vittorie durato ben ventuno anni. Il sette volte campione del mondo ritorna nel 2010 con le frecce d’argento ma la Formula 1 è cambiata, in esposizione la Mercedes W03 del 2012, ultima monoposto guidata dal tedesco. Non solo formula 1 ma anche una splendida Mercedes Sauber C11 gruppo C esposta su piano inclinato con la quale M.S. conquistò il giro più veloce sul circuito francese di Le Mans nel 1991.

Caschi, tute, guanti e numerose immagini a cornice di una mostra a dir poco spettacolare. Senza neppure accorgersene il tempo a nostra disposizione è terminato, consapevoli di lasciare una parte del nostro cuore tra queste mura, rientriamo con il taccuino dei ricordi zeppo di annotazioni, qualche vecchia cara foto da tifosi un po’ sgualcita, un autografo del nostro campione che conserviamo ancora gelosamente. Keep Fighting Michael, continua a lottare!

Fabrizio Pagotto per AUTOAVIO.EU

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