SCHUMY 50: RICORDI DI UN GRANDE CAMPIONE.

Monza mercoledì 3 settembre 1997 ore 08:50 AM, parcheggio l’auto lungo un viale alberato, è una meravigliosa giornata di settembre e ho deciso di dedicarla ai test di Formula 1. Seguo il mondiale dalla televisione e dai giornali da dove si apprende che il nuovo pilota della Ferrari Michael Schumacher, già due volte campione con la Benetton, sta ancora tentando di domare una monoposto capricciosa che dalla stagione precedente risulta nervosa e difficile. E’ la mia prima volta in un circuito ma soprattutto non ho mai visto una monoposto di Formula 1 dal vivo e non vedo l’ora di attraversare questo enorme parco per raggiungere quello che viene definito il tempio della velocità. Con la mia fidanzata percorriamo le stradine seguendo le indicazioni per l’autodromo, incrociamo anziani e gente che fa jogging all’ombra dei grandi alberi e tra il verde di una natura avvolgente e silenziosa interrotta solo dal cinguettio dei volatili. All’improvviso però una sinfonia di affondi al motore rompe la pace e attraverso l’eco giunge sino a noi come un richiamo irresistibile, i passi presto si fanno più svelti e quella che era una passeggiata si trasforma in una corsa verso l’oblio. Una sensazione nuova misto adrenalina e dal sapore inquietante ci pervade, il numero dei giri del motore sale proporzionalmente a quelli del cuore, sono le 9.00 del mattino ed è chiaro anche dall’urlo dei 10 cilindri che i piloti sono partiti per i giri di prova. La nostra timida passeggiata settembrina si è trasformata in una corsa campestre, ormai non facciamo più caso alle indicazioni dei cartelli perché è il suono inequivocabile che ci guida dove andare. Con il cuore in gola raggiungiamo finalmente i cancelli sul retro di una tribuna metallica, saliamo di corsa le scale e raggiungiamo un punto di visuale sulla pista. Si tratta di una curva enorme con un’ampia via di fuga chiaramente veloce e in leggera pendenza: è la PARABOLICA! Questo motore che si sente in lontananza ha un numero di giri pazzesco che ad ogni cambio di marcia emette un boato sempre più forte. Ecco in fondo al rettilineo apparire la sagoma di una scheggia velocissima, riconosco i colori della Williams con livrea Rothmans blu oro e bianco, casco rosa e giallo in un flash: “è Jaque Villenueve!” urlo, ma la mia voce è coperta da una raffica di cambiate con il bolide che ci scivola davanti con un frastuono celestiale. Ma le emozioni non sono finite, c’è qualcosa di più rumoroso in arrivo, boati più forti, giri altissimi che sembrano non finire mai, ma non c’è il tempo per pensare perché in una frazione di secondo ho un diavolo rosso che mi compare davanti, rumorosa con scoppi da far male ai timpani, mi sembra di contare addirittura 5 cambiate in scalata e poi lui, il tedesco dal casco bianco e blu con la Ferrari 310 B che mi sfreccia davanti percorrendo quella curva ad una velocità tale da sembrare dritta! Ora a distanza di anni lo posso dire con certezza: quel giorno toccai il cielo con un dito! Fu un mercoledì di prove a due con innumerevoli giri di pista della Ferrari e della Williams, era chiaro che il mondiale fosse importantissimo per entrambi e c’era la sensazione che stessero provando e riprovando il copione di un film che avremmo visto di lì a poco. Sensazione o premonizione in ogni caso quell’anno Michael aveva vinto ben cinque gare dimostrando che la Ferrari poteva finalmente competere per il campionato del mondo proprio contro un ragazzino polemico e arrogante ma allo stesso tempo veloce e tenace come il padre Gilles Villenueve, e proprio questo cognome importante creava non poco sgomento nei tifosi ferraristi costretti a tifargli contro. Lo scontro è cruento e le polemiche tra i due piloti li portano a combattere una guerra di nervi. Il potente motore Renault non concede sconti portando le due squadre a fine stagione in un duello che vede i piloti scontrarsi all’ultima gara al circuito di Jerez de la Frontera in assoluta parità. 

Giudicare se sia giusto o sbagliato quello che fu definito un comportamento antisportivo di Michael alla famosa curva il ventiduesimo giro non spetta a noi, di certo quel 26 ottobre 1997 pone fine ad una delle stagioni più difficili da digerire per il popolo ferrarista in astinenza da oltre vent’anni e costretto ancora una volta ad ingoiare un boccone amaro. Michael imparò molto da questo episodio, imparammo tutti la lezione, lui stava crescendo e noi con lui. Non lo sapevamo ma ci aspettava un mondiale 1998 ricco di bellissime sfide con il grande pilota finlandese Mika Hakkinen.

Fabrizio Pagotto per AUTOAVIO.EU

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